L’attaccabottone: What’s in the cube of Bamboo?

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Il Rolling Stone Magazine li ha definiti ‘un collettivo “pop-industrial” che suona con oggetti recuperati‘. A me sono stati presentati come la band dell’anno; ed avevano ragione!
Giovedì scorso sul palco di Giovedissimo al Circolo degli Artisti si sono esibiti i Bamboo, un gruppo di cinque giovani che hanno lo scopo di creare musica con strumenti “alternativi”, oggetti comuni della vita di ogni giorno.

ph. Giordano Solimando

ph. Giordano Solimando

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Cartelli stradali, minipimer, tubi di plastica, pentole, bidoni e nessuno strumento tradizionale.
La prima volta che Claudio, uno dei ragazzi del collettivo, mi ha parlato di musica con strumenti di riciclo ho pensato subito al nostro progetto Re(d)cycleLab e alla continua ricerca e sperimentazione con il fine di creare qualcosa di bello e accattivante, con gli oggetti che decidono le sorti ed ispirano la realizzazione.
Come per il cucito ed il refashion è quello che ti trovi tra le mani a definire il prodotto finale ed è così che è nata “Supertechno”, con una chitarrina giocattolo e i versi degli animaletti.

ph. Giordano Solimando

ph. Giordano Solimando


È un pezzo electro-pop che unisce sperimentale a commerciale. Per rimanere a bocca aperta basta premere play: analogico vince a mani basse fuori casa contro il digitale.

Ma i Bamboo non sono vittime degli stessi oggetti ai quali hanno ridato vita. Sono capaci, grazie al loro approccio nei confronti di questi “strumenti”, di puntare verso un genere o una sonorità particolare e “Reggae” ne è l’esempio: un tubo in Polyvinyl Chloride dimostra che ‘in termini applicativi, il PVC è la materia plastica più versatile conosciuta’. Una vera e propria hit.
Lo stesso vale per “
Acqua”, un brano che lascia solitamente il pubblico in un silenzio innaturale, magico. Suona come un carillon d’altri tempi fatto d’acqua, carta vetrata, torce e chiavi inglesi.

Ed in un intervista è proprio Claudio a rispondere ad una domanda che sicuramente vi sarete fatti:


‘Tante volte ci è stato chiesto “Ma è improvvisato? Suonate i bidoni!” spesso con un’accezione negativa. Invece è l’opposto, l’approccio è da musicisti. Prima di esser
bidonari siamo musicisti, costruiamo sempre il pezzo in una certa maniera. Di base èpop perché è popolare e fruibile, commerciale perché fa ballare. Ma ogni brano ha una struttura: strofa, ritornello…’

Perchè, mi permetto di aggiungere, anche se parliamo di materie e strumenti non convenzionali, riciclo, riuso e sì, anche refashion, significano ridare vita ad oggetti non più utilizzati che si trasformano per l’occasione e, molto spesso, si migliorano grazie ad una scrupolosa ricerca e ad un lavoro accurato. 

 

ph. Giordano Solimando

ph. Giordano Solimando


Ed è proprio per esprimere con più forza il concetto di riuso che i Bamboo hanno proposto per il packaging del loro DVD
What’s in the Cube, esordio discografico della band prodotto da Bomba Dischi, una custodia che si trasforma in un cubo portaoggetti. Perchè tutto può prendere una nuova forma!

Per scoprire tutto il resto e per vedere cosa succede dentro al cubo collegatevi su www.officialbamboo.com oppure sui social network basta cercare “official bamboo”!

E continuate a seguirci su redcyclelab.wordpress.com e Re(d)cycleLab fan page perchè le sorprese riguardo ai Bamboo non sono finite….

M.

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2 thoughts on “L’attaccabottone: What’s in the cube of Bamboo?

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